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Facebook in store come strategia retail: il caso C&A

Facebook in store: quanto vi influenza il numero di “mi piace” che una foto e uno status di facebook riceve? Se é appagante avere il consenso delle communities, lo è anche comprare qualcosa che il pubblico approva?
Avere molti followers ha fatto la fortuna di alcuni personaggi che, cliccatissimi in rete, sono riusciti a diventare seguitissimi”opinion leaders”, come nel caso di alcuni famosi fashion bloggers: è quindi naturale che molte aziende stiano comprendendo come la comunicazione sia sempre meno istituzionale e sempre più social, creata quindi più dagli utenti che negli uffici interni di comunicazione.

E lo stesso sembra avvenire all’interno del punto vendita, dove le dinamiche dei social network erano rimaste più lente a inserirsi: in realtà, ormai, ogni venditore sa che i possibili compratori non sono solo gli abitanti della via ma intere communities invisibili, e già il proliferare di applicazioni geo-local sono state la dimostrazione di questa nuova tendenza.

Divertente in questo caso è allora citare il case history di C&A, brand brasiliano nel campo della moda che è riuscito a far entrare i social nel retail, realizzando un facebook in store. Sembra infatti che sia riuscito a colmare il gap tra il below e l’above the line, attraverso una trovata che ha riscosso molto successo: quella di utilizzare, all’interno dei punti vendita, stampelle portabiti minute di un display che, collegate a una rete wi-fi, visualizzano, in tempo reale, il numero di “mi piace” che l’abito sta ottenendo nella fan page del brand.

In questo modo, ogni cliente può vedere se quello che sta comprando sta avendo il consenso della community o meno: e a quanto pare, visto il proliferare dei fashion blog, che ci insegnano che con lo stile con ci si nasce, ma bisogna  sempre un po’ lavorarci, sembra che avere il consenso, in fatto di moda, sia veramente essenziale…o no?

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