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La pubblicità che utilizza “lampi di folla”: vantaggi e rischi del Flash mob

Letteralmente è un “lampo di folla”: ma come nasce il Flash Mob e quali sono le sue potenzialità strategiche?

Ci sono dei termini, che, sconosciuti fino a qualche anno fa, sono ormai entrati nel linguaggio comune: spesso hanno a che fare con il mondo dell’informatica e dei social network (status, tweet, board) ma anche dal mondo del marketing (pensiamo a in store promotion, sampling, guerrilla) che non esita di appropriarsi di fenomeni sociali spontanei nati “dal basso” per utilizzarli qualora presentino caratteri di innovazione e incisività, nella stessa maniera con cui la moda si ispira allo street style.

Il Flash mob rientra in queste nuove invenzioni linguistiche: con questa parola inglese, infatti, si intende una assembramento spontaneo di molte persone, generalmente in un luogo pubblico, con la finalità comune di mettere in pratica un’azione insolita al contesto in cui avviene. Queste persone si ritrovano generalmente attraverso i social network, dove condividono le istruzioni per la riuscita dell’azione coordinata, nonché per poi comunicare l’evento postando il video nei propri profili.

Da fenomeno sociale quindi, il Flash Mob ormai è assunto a strumento di marketing utilizzato dalle aziende che vogliono aumentare la visibilità di un brand attraverso un’attività pubblicitaria con minimi costi, facendolo quindi rientrare in quell’ampio raggio di azioni proprie del guerrilla marketing.

Il Flash Mob non si è fermato qui: da elemento ludico, o strumento di comunicazione pubblicitaria, si è fatto portavoce di molte proteste o di movimenti politici che volevano porre l’attenzione su temi di rilevanza pubblica, e in questo caso i sociologi lo hanno definito smart mob.

Il problema ora nasce quando questo tipo di azioni terminano di essere avvertite come inusuali e si strutturano, al pari degli strumenti pubblicitari tradizionali: ci si chiede quindi quali siano i rischi che un brand potrebbe intraprendere, utilizzando una tecnica pubblicitaria che, se pur ancora poco ortodossa, è già comunque già conosciuta dal grande pubblico.

Oltre ai rischi logistici inerenti all’organizzazione dell’evento, che devo avvenire nel giro di pochi secondi, e la necessaria coordinazione di tutte le persone coinvolte e di quelli che riprendono il flashmob, l’elemento veramente necessario è, al pari di ogni strumento di comunicazione pubblicitaria, l’originalità: saper quindi coinvolgere il pubblico presente e fornire materiale interessante per il web.

Se qualche anno fa sembravano veramente innovativi i flash-mob cosidetti freeze dove il pubblico rimaneva immobile allo scoccare di una determinata ora per qualche secondo, o i i silent rave, durante i quali la gente si fermava e inizia a ballare con la propria musica nelle cuffie, ora se un brand vuole comunicare un’identità “alternativa” e giovane deve senz’altro proporre qualcosa di più innovativo, di modo da attirare l’attenzione per innescare i meccanismi del marketing virale.

Per avere un esempio di come comunicare in maniera veramente originale il proprio brand, rimane magistrale il case history di Tic Tac France, ideato dall’agenzia Ogilvy & Mather, che fonde l’elemento innovativo del flash mob a quello molto più conosciuto della candid camera:

Insomma, si può utilizzare tale strumento “innovativo” considerando che bisogna ora inserire qualcosa in più per poterne sfruttarne al meglio le potenzialità, considerando che il suo successo non dipende da quante persone assistano all’evento, ma da quanti condivideranno le immagini e il video dello stesso.

Il successo di tali iniziative con scopo promozionale è, infatti, tale da permettere che molte agenzie di comunicazione si stiano specializzando proprio nell’ideazione, dal punto di vista creativo ma anche logistico, di questi “lampi di folla”: anche Hostess & Promoter ha partecipato a molte di queste iniziative, supportando il reclutamento del pubblico, la logistica e la richiesta dei permessi necessari per realizzare l’evento.