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Promoter: Cosa Fa, Quanto Guadagna e Come Diventarne Una

Lavorare come hostess di eventi - Hostess & Promoter S.r.l

Questa foto è stata scattata prima del Covid-19

Promoter: cosa fa? Qual è la sua paga? Quali sono i requisiti e percorsi per diventare promoter? Molti giovani interessati al mondo del marketing si pongono queste domande.

Quella del promoter è infatti una professione in grado di attrarre, principalmente per l’attenzione posta sulle interazioni con il cliente, per la possibilità di esprimere al massimo la propria verve comunicativa.

Il percorso, come vedremo, non è affatto accidentato. Tuttavia, si differenzia rispetto a quello delle altre professioni. Dunque, è bene fare il quadro della situazione e parlare della professione a trecentosessanta gradi, dei passi necessari a diventare promoter e, perché no, delle prospettive di guadagno e/o professionali. 

Cosa fa una promoter

Promoter, cosa fa? La prima domanda cui trovare risposta è proprio questa. Anche perché attorno alla professione del promoter gravitano alcuni pregiudizi, a volte positivi altre volte negativi. Per esempio, si confonde spesso il promoter con l’hostess. Ebbene, sono due professioni che certo operano nel medesimo ambito, ma che hanno mansioni, scopi e anche background diversi. L’hostess rappresenta con la sua immagine i valori di un brand. Ovviamente deve esprimere una certa cordialità, deve saper interagire con i clienti, ma non ha compiti “di marketing”.

Discorso radicalmente diverso per il promoter. Il suo scopo è sì interagire con il potenziale cliente, ma non banalmente per farlo sentire a suo agio e rendere la fruizione di un evento comoda. Il suo scopo è far sì che il potenziale cliente compia determinate azioni: provi il prodotto, ne apprenda le caratteristiche, assorba i valori del brand, acquisti o lasci un contatto. 

Possiamo dunque affermare che il compito del promoter sia trasformare con la mera interazione faccia a faccia un potenziale cliente in un cliente reale, o comunque incidere in maniera determinante su tale processo. 

Sbocchi lavorativi e possibilità di carriera

Esistono svariate tipologie di promoter, o per meglio dire “ambiti” in cui può operare. Per esempio, esiste il promoter in store e il promoter out store. Il primo opera all’interno del punto vendita, sia esso specializzato o inquadrato nella GDO (es. supermercati e centri commerciali). Il secondo opera negli eventi organizzati ad hoc, negli eventi organizzati da altri dove il brand che rappresenta funge da ospite (non necessariamente in via esclusiva), nelle fiere e persino nei tour promozionali

Il promoter, esattamente come qualsiasi altra professione, può “fare carriera”. Ovvero, può migliorare la sua condizione lavorando per progetti sempre più importanti e guadagnando cifre via via crescenti. Ad ogni modo, dal punto di vista prettamente professionale, a fare la differenza è il collegamento, da dipendente o collaboratore esterno, con un’agenzia di marketing operativo. 

Le agenzie di marketing operativo organizzano attività di marketing sul campo, che si basano sulle interazioni faccia a faccia e dunque necessitano del contributo (tra gli altri) dei promoter. In  genere hanno a disposizione team più o meno nutriti di promoter, spendibili per progetti di diverso tipo.

 

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Promoter sorridenti e proattivi

Questa foto è stata scattata prima del Covid-19

Quali sono i requisiti

Come si diventa promoter? Prima di rispondere a questa domanda è necessario parlare dei requisiti che un promoter o un aspirante tale dovrebbe avere. Requisiti che, come in tutte le professioni, possono riguardare titoli ufficiali, competenze innate o apprese, soft skill.

Partiamo dai primi. Quali titoli occorre possedere per diventare promoter? Beh, in realtà… Nessuno. Non esiste un corso di laurea e nemmeno un percorso formativo ufficiale che permetta di diventare promoter. Ovviamente esistono corsi privati, ma la loro efficacia dipende esclusivamente dalle qualità e dalla serietà dell’ente organizzatore. 

Ovviamente, è richiesto un diploma di scuola media superiore. E’ inoltre apprezzato un percorso di studi umanistico, commerciale o riguardante la comunicazione e/o il marketing. Sono però “nice to have”, la cui assenza non pregiudica in alcun modo la possibilità di fare carriera.

E per quanto concerne le competenze? Beh, qui il discorso è diverso. Di base, prima ancora di esercitare, ovvero quando si è nella condizione di “aspirante”, è bene partire da una certa capacità comunicativa, spigliatezza, cordialità. La “parlantina”, specie se chiara e cristallina, è sempre apprezzata dai selezionatori. 

Per quanto riguarda le competenze dei promoter “fatti e finiti”, troviamo:

– Competenza comunicativa di base. Ovviamente, il promoter deve saper “parlare”. Le virgolette sono d’obbligo in quanto la mera parlantina non è sufficiente. E’ necessario sapersi esprimere in maniera chiara, coniugando approcci diretti ed approcci più compassati. Il promoter deve avere ben chiaro in mente cosa dire e come dirlo. 

– Comunicazione persuasiva. Con questa espressione si intende la capacità di “convincere” l’interlocutore a compiere una determinata azione. Lo scopo di ogni interazione con finalità persuasiva dovrebbe dunque essere spingere qualcuno a fare qualcosa, senza che questo qualcuno si accorga dell’intervento del suo interlocutore. Più difficile a dirsi che a farsi.

– Capacità di sintesi. E’ una skill più tecnica di quanto si possa immaginare. E’ anche una delle più utili. Chi ha il dono della sintesi, infatti, riesce a cogliere il nocciolo della questione, a “stare nei tempi” senza che la comunicazione perda di efficacia. Nell’ambito commerciale, una dote fondamentale, visto che il tempo a disposizione è una variabile incerta, spesso fuori controllo (nel caso del promoter, dipende dalla disponibilità del potenziale cliente).

– Capacità di apprendimento. Anche questa è una skill fondamentale. Il promoter deve riuscire ad apprendere bene e in fretta le caratteristiche del prodotto e del brand, le evidenze decise in sede strategiche. Le deve fare sue, in modo da spenderle nell’interazione con il potenziale cliente. 

C’è poi il capitolo delle soft skill, ovvero delle caratteristiche caratteriali, che merita comunque il suo spazio. Ecco quelle che il promoter dovrebbe possedere.

– Cordialità, gentilezza. Il promoter, a prescindere dalle esigenze di marketing e di vendita, deve interagire con le persone. Qualsiasi interazione ha più possibilità di risultare proficua, se condita da una spiccata dose di simpatia e dalla cordialità.

– Sangue freddo. Parlare con sconosciuti ad alcuni riesce più facile che ad altri. Ciò non toglie che le situazioni possono essere varie, e possano spingere il promoter a dover risolvere problemi o rispondere a domande che lo prendono in contropiede. Da qui la necessità di possedere una discreta dose di sangue freddo.

– Capacità di improvvisazione. Il promoter deve sapere cosa dire e come dirlo. Le interazioni faccia a faccia, però, sono per loro stessa natura instabili e imprevedibili. Spesso, dunque, il promoter si trova a dover prendere micro-decisioni circa il lessico da utilizzare, le tecniche persuasive da mettere in campo etc. Dunque, deve saper improvvisare, dover con questo termine si intende la capacità di pescare tra il proprio bagaglio di competenze e soluzioni “alla bisogna”. 

Come trovare lavoro da promoter

Dunque, non esistono corsi formativi ufficiali e men che meno percorsi universitario. Allora… Come si diventa promoter? La strada è una e una soltanto: proporsi come tale. Ovvero, rispondere alle domande di recruiter, che in genere fanno capo alle agenzie di marketing operativo. Saranno proprio loro a verificare il possesso di soft skill di base, come quelle che abbiamo elencato nel paragrafo precedente, e formare le aspiranti promoter.

Va detto che nella maggior parte dei casi la formazione avviene sul campo, previo un breve periodo di affiancamento. Insomma, si impara fin da subito, si lavora a stretto giro. D’altronde, il miglior insegnante, quando si parla di competenze tutto sommato pratica, è l’esperienza diretta, condita ovviamente dal supporto e dal contributo di chi promoter lo è già, e può condividere il suo sapere, la sua esperienza, i suoi “trucchi” etc. 

Il consiglio dunque è di rispondere alle chiamate delle agenzie di marketing operativo o, perché no, candidarsi spontaneamente.

Noi di Hostess&Promoter siamo sempre pronti ad accogliere nuove aspiranti promoter. I nostri professionisti sono soddisfatti delle occasioni lavorative che mettiamo a disposizioni, delle esperienze che permettiamo loro di vivere. Si sono tutti formati sul campo e in breve tempo sono diventati professionisti capaci e in grado di raggiungere gli obiettivi dei clienti e, con essi, le proprie personali aspirazioni. 

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Questa foto è stata scattata prima del Covid-19

Quanto guadagna una promoter?

Trattiamo ora il capitolo più complesso, quello del denaro. In parola povere rispondiamo alla domanda: quanto guadagna una promoter? La risposta è… Dipende. Ovviamente, la paga è commisurata all’esperienza e persino all’agenzia presso cui lavora. Alcune sono generose, altre meno Alcune rendono onore all’impegno dei promoter, altre mostrano il classico braccino corto. Persino stilare delle medie è complicato.

Volendo tuttavia fornire delle cifre, possiamo riportare 20mila-22mila euro di RAL all’anno per i promoter in erba e 25mila-40mila per i promoter già avviati. Tuttavia, i promoter più bravi, che lavorano per i progetti più complessi, possono superare di molto queste cifre. 

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